sabato 13 ottobre 2007

Sito Sinistra Democratica Abruzzo

E' attivo da alcuni giorni il sito regionale di Sinistra Democratica Abruzzo.
Un completo portale con le attività del Movimento a livello regionale e nelle quattro province abruzzesi.
Questo blog, perciò, sarà progressivamente disattivato.
Invitiamo le compagne ed i compagni, i cittadini, tutti i nostri visitatori a seguire le nostre proposte e le nostre attività cliccando su www.sdabruzzo.it .
Chi volesse contribuire con articoli, segnalazioni, proposte per la crescita del sito regionale, può inviare i propri contributi a sdteramo@gmail.com .

lunedì 1 ottobre 2007

Biglietti vincenti sottoscrizione a premi

Comunichiamo i numeri dei biglietti estratti della sottoscrizione a premi del 23 settembre 2007 - Festa per l'unità della Sinistra di Mosciano S. Angelo

1° estratto n. 5082
2° estratto n. 2147
3° estratto 17867
4° estratto 17607
5° estratto 2159

per il ritiro dei premi: 339 7447813

mercoledì 8 agosto 2007

Comunicato stampa unitario di Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista, Movimento Sinistra Democratica e Verdi di Roseto degli Abruzzi

Si esprime grande soddisfazione per il voto trasversale del Consiglio Regionale d’Abruzzo che ha confermato l’istituzione della riserva naturale guidata Borsacchio, con relativa cartografia, confini e dimensioni.
La riserva del Borsacchio va rapidamente implementata nel piano regolatore di Roseto.
Sono mature le condizioni per la creazione degli organismi di direzione della riserva utilizzando gli stanziamenti regionali già definiti.
E’ doveroso pertanto che della legge costitutiva della riserva naturale tenga conto il Comitato di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Abruzzo, chiamato ad evitare scempi edilizi entro i confini della riserva stessa.

Roseto, 7 agosto 2007

sabato 21 luglio 2007

Documento di Sinistra Democratica di Giulianova sulla variante al PRG

La gestione del territorio ormai da tempo deve fare riferimento a criteri, indirizzi ed azioni che tengano conto della sostenibilità ecologica delle scelte che si compiono sulle matrici ambientali (mitigazione di rischi idrogeologici, mobilità alternativa, riduzione di emissioni climalteranti, energie alternative, ... etc).
Tutto ciò non è più un “optional” ma è una drammatica necessità, se si intende garantire un futuro alle nuove generazioni e salvare il pianeta dalla sicura autodistruzione.
Quindi è giusto riaffermare il concetto “agire localmente e pensare globalmente” ed i PRG sono strumenti formidabili per realizzare un miglioramento complessivo del territorio.
Non ci sembra che la variante di PRG elaborata dall’Amministrazione Comunale, abbia requisiti di “qualità urbanistica ed ambientale”, come merita una “città eco-turistica” come Giulianova.
Ci sembra, invece, un “mix di compromessi e compromissioni”, molto spostato su criteri di “quantità volumetriche“ da realizzare, su cui é necessario riflettere e prendere decisioni diverse, anche alternative “eque e qualitative”
Gli spazi democratici per un confronto devono essere creati, cogliendo, ormai, l’occasione delle osservazioni alla variante di PRG per:

  • essere maggiormente coerenti con le decisioni assunte dalla Giunta Comunale con l’atto n. 5/2005 “Analisi del territorio e linee programmatiche di indirizzo”, dalle quali ci si discosta in alcuni punti in modo sostanziale (es, “punto 15. salvaguardia idrogeologica e tutela ambientale delle zone collinari”;
  • rivedere la vocazione urbanistica di aree sulla base di un concetto caratterizzante, maggiormente “produttivo e specialistico” (in particolare quello turistico, artigianale e dei servizi) che speculativo e degradante.

SD proporrà in sede di osservazioni alla variante le sue proposte dettagliate nell’interesse comune (quello vero) e del futuro della nostra Giulianova.
Propone all’Ammistrazione Comunale l’organizzazione di un tavolo di confronto in cui rendere efficace e concreto il metodo della partecipazione alle scelte determinati per il futuro dei giuliesi.

Diritti civili a Roseto: ecco come si preannuncia il PD

Nel corso del Consiglio Comunale del 17 luglio scorso il Consigliere Comunale di Sinistra Democratica, Pasquale Avolio, ha illustrato una mozione per l’istituzione a Roseto degli Abruzzi di un registro delle unioni civili.
Si proponeva uno strumento di grande valore simbolico e di civiltà, che avrebbe avuto la funzione di riconoscere piena cittadinanza ai nuclei familiari che si sono costituiti non in forza del matrimonio religioso o civile, ma in presenza di solidi e duraturi vincoli affettivi o per reciproca assistenza morale e materiale.
Le conseguenze sul piano amministrativo sarebbero state limitate all’assistenza sociale.
Si trattava di una proposta sensata e ragionevole, con la quale si invitava il Consiglio a riconoscere nuove forme di convivenza ed a riscoprire il primato dell’amore e della solidarietà oltre i limiti del contratto scritto ed oltre il modello consolidato di famiglia.
Il Consigliere Comunale di Sinistra Democratica ha fatto presente che molte città, tra cui Pisa, Firenze, Empoli,Perugia, La Spezia, si sono dotate da un decennio di tale registro e altre ancora stanno seguendo questo esempio, ha ricordato che le unioni civili erano previste nel programma di Prodi, che i DS avevano appoggiato incondizionatamente la prima proposta di Grillini, poi quella dei PACS e dei DICO della Bindi e della Pollastrini, e che 60 deputati della Margherita, nonostante i moniti della CEI, avevano sottoscritto i DICO nella convinzione che i diritti civili non possono essere mai negati.
Con tali premesse e con una maggioranza schiacciante del centrosinistra in Consiglio comunale questa mozione non avrebbe dovuto incontrare nessun ostacolo, ma così non è stato.
Tre consiglieri dei DS hanno abbandonato l’aula e il capogruppo dello SDI Rosa nel Pugno non ha partecipato alla votazione per i suoiprincipi etico-religiosi .
Al voto hanno partecipato 15 consiglieri e il risultato è stato il seguente : 11 contrari (DS, Margherita, FI, AN), 2 favorevoli (Sinistra Democratica, Verdi-Comunisti italiani), 2 astenuti (SDI Rosa nel Pugno).
Il motivo principale della bocciatura è il seguente: si tratta di una proposta radicale che tende a spaccare la maggioranza.
I DS e la Margherita, con il loro voto contrario, hanno di fatto manifestato, sul delicato tema dei diritti civili, come si preannuncia a Roseto la nascita del Partito Democratico.

giovedì 19 luglio 2007

Una sinistra plurale in Abruzzo e in Italia

In Abruzzo da 2 mesi a questa parte non c'è sera in cui non costituiamo in uno dei 306 comuni abruzzesi un circolo della Sinistra Democratica, o non dibattiamo tra socialisti, comunisti, verdi sul futuro della sinistra abruzzese.E' un cantiere sociale, politico enorme, che sprigiona idealità, emozioni, voglia di fare e di rimettersi in discussione.Il progetto di unire la sinistra non lo si fa soltanto razionalmente, ma anche con i sentimenti.
Giacomo Leopardi scrisse " Se la ragione, e solo se, la ragione diventa passione è possibile la conoscenza". Eppure non è semplice trasformare questa potenzialità sentimentale in progetto e organizzazione.
Fausto Bertinotti ha ragione: occorre accelerare la scelta di una nuova soggettività della sinistra mettendo insieme la cultura del pacifismo, dell'ambientalismo, della libertà femminile, i partiti socialisti, comunisti e verdi, i movimenti del lavoro e della società civile.Non è semplice, ma è necessario.
Se non ora, quando? Eppure dinanzi alle difficoltà enormi e forse insuperabili del Partito Democratico, la sinistra non imbocca la via senza ritorno della sua unità su idee e programmi condivisi. Sembrano prevalere timori identitari e dispute nominalistiche. Si difende troppo il proprio giardino.
Rossana Rossanda, col solito acume, ci ricorda che mai l'ingiustizia è stata così enorme e mai si è protestato così poco. Il Partito Democratico vuole far passare per riforme la rimessa in discussione di conquiste sociali in materia di flessibilità, previdenza, sicurezza del lavoro.
C'è una gara a chi è più moderno (per Rutelli addirittura "coraggioso"!) nel proporre controriforme che ci fanno uscire dallo Stato Sociale del novecento regredendo nel più ineconcepibile darwinismo sociale.
C'è un convitato di pietra che è stato ucciso e si spera sepolto: è la radice sociale della sinistra. La sinistra in più di un secolo è stata declinata in vari modi, ma la sua identità è sempre stata l'insopportabilità politica di un modo di vivere e di lavorare inuguagliante e strumentale come quello capitalistico.
Per rimediarvi in passato la sinistra si è divisa tra riforme e rivoluzione, tra socialisti e comunisti, ma per tutti quel sistema era intollerabile per l'ingiustizia che produceva. Alla fine del Novecento quel sistema è diventato globale, governa non solo attraverso gli Stati, ma gli Stati medesimi, e ha comportato una crescita di disuguaglianza, fame, emigrazioni disperate, guerre in proporzione sconosciute.
Un nuovo ordine mondiale è possibile se la sinistra non si rassegna alla priorità del capitale su ogni idea di società e di diritti umani.La modernizzazione non può essere la consegna al mercato come regolatore unico.
L'abbandono del campo culturale della sinistra da parte del nascente PD, è la negazione della sua radice sociale: i lavoratori, non solo gli operai e gli impiegati, ma anche i precari, senpre più numerosi, addetti ai servizi e alle professioni intellettuali.
Il distacco tra politica e cittadini nasce anche dalla disperazione di una condizione sociale insopportabile, precaria, ingiusta contro cui pochi si battono.Il declino della sinistra viene innanzitutto dalla perdita di fiducia dei lavoratori e di tutti i precari.
La globalizzazione non può essere l'alibi per gettarli nella solitudine di non essere rappresentati politicamente. Mentre il lavoro diventa orfano di una grande sinistra, il capitalismo trova il modo di crescere comprando e rivendendo le sue più grandi aziende, in una logica di predatori feroci, di cui gli epigoni più volgari sono stati i vari furbetti dei quartierini che in questi anni si sono arricchiti sulla pelle dell'economia reale, scambiandosi banche e privatizzando grandi aziende pubbliche.
E invece ci sono milioni di operai, di insegnanti, di lavoratori autonomi che arrivano a fine mese con difficoltà.Accanto a loro c'è un quarto della popolazione composta da disoccupati e da precari esclusi dal piano nobile del mercato del lavoro.E il 70% dei nostri vituperati pensionati percepisce pensioni inferiori a 700 euro al mese. La maggior parte di loro si chiede: ‘ma chi mi difende?'
Si fa a gara per prendere applausi ai convegni degli industriali, ma il consenso dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani precari, non è altrettanto importante?
La sinistra unita deve porsi il compito di una moderna rappresentanza del lavoro. Solo unite le forze di sinistra, insieme ai sindacati e ai movimenti europei possono avere la "massa critica" per competere su scala internazionale per un altro mondo in pace con la natura, senza guerre, con meno disuguaglianze sociali tra le classi e tra il Nord e il sud.
Per questo vale la pena di spendersi per costruire una nuova, unitaria e plurale soggettività della sinistra senza aggettivi. Questo è il senso più profondo del mio impegno per questo progetto di unità della sinistra.

Gianni Melilla - Coordinatore Regionale SD Abruzzo

sabato 14 luglio 2007

Ridurre le emissioni nel mio giardino

Non c’è un ambientalismo di tutti si, c’è un ambientalismo di si e di no, può esserci un ambientalismo critico, colto, di sinistra. Siamo partiti di qui per avviare un percorso unitario a sinistra sulle politiche ambientali.
Ora abbiamo predisposto un breve documento, ci impegniamo ad iniziative comuni, coordineremo il lavoro parlamentare, convocheremo a settembre una assemblea dedicata alla manovra finanziaria 2008.
Già i Verdi avevano proposto a maggio un Patto, scritto da Angelo Bonelli con argomenti condivisibili, sostenuto da un significativo gruppo di autorevoli personalità (da Rodotà a Petrini, da Rubbia a Rifkin), subito assunto da Mussi (alla manifestazione di Genova con il ministro Pecoraro), da Rifondazione, dalle altre forze politiche della sinistra.
Sul clima il patto deve essere largo, non si può guardare molto per il sottile. Il prossimo presidente americano, repubblicano o democratico che sia (meglio democratico ovviamente), cambierà rispetto all’attuazione e alla prosecuzione del protocollo di Kyoto. Ormai spingono interessi economici e opinione pubblica, nella stessa direzione (il successo di Live Earth lo conferma): nessuno al mondo può fare a meno di coalizzarsi per ridurre le emissioni di gas serra il prima possibile quanto più possibile.
Differenze possono e debbono esserci nel merito delle politiche coerenti con la mitigazione: le politiche energetiche (nucleare no o si, petrolio e carbone nella transizione, rinnovabili sulla filiera corta e partecipata), i trasporti su scala continentale e locale, l’aiuto allo sviluppo sostenibile e all’adattamento dell’Africa, l’acqua come bene comune o come merce sociale, la gestione pacifica dei conflitti in sede ONU.
E una sinistra del futuro non può che basarsi sulla consapevolezza e sulla gestione dei cambiamenti climatici. Consumiamo più materia ed energia di quanto il sistema terra non riesca a innovare.
Le attuali previsioni di crescita dei singoli paesi sono insostenibili, insicure, inique per il pianeta. Va contestata l’idea stessa di misurare lo sviluppo di un paese dalla crescita della ricchezza e del prodotto interno lordo. Affermiamo con nettezza che ci sono prodotti e consumi che devono crescere, ci sono prodotti e consumi che devono decrescere.
Ci sono interessi che devono essere garantiti come diritti, ci sono interessi che devono essere limitati e mediati. L’indice da assumere deve essere quello dello sviluppo umano equo e diffuso e della salvaguardia ambientale.
Noi del movimento della Sinistra Democratica lo abbiamo scritto chiaramente prima nella mozione per l’ultimo congresso DS, poi nei documenti e nelle relazioni fondativi. Abbiamo discusso con Rifondazione, Verdi, Comunisti italiani e Socialisti democratici, è un percorso che possiamo fare insieme, alleati e paralleli con il Partito Democratico.
Giudichiamo positivamente il percorso avviato nel DPEF, particolarmente in merito alla sostenibilità ecologica e alla contabilità ambientale delle scelte economico-finanziarie, merito anche della tempestiva efficace sollecitazione unitaria dei ministri per il rispetto del programma dell’Unione in materia previdenziale.
Permangono invece criticità e riserve sul piano delle infrastrutture allegato al DPEF, dove non si cita mai Kyoto, di fatto si assegna priorità alle autostrade, non si investe in metro e ferrovie.
Il DPEF può essere tradotto e precisato in una Finanziaria per il clima, quell’allegato va considerato contraddittorio e riscritto dalle commissioni parlamentari sulla base del programma dell’Unione che impegna alla “modifica profonda” della legge obiettivo di Berlusconi-Lunardi.
Ci sono procedure che vanno semplificate, ci sono tempi che possono essere concertati, ci sono passaggi di consultazione (anche referendaria, chiarendo bene l’abitante di quale giardino vota, su cosa, in quale sosta del percorso) che possono essere previsti.
Suggerisco di adottare il principio “anche nel mio giardino”, un principio di responsabilità critica: ridurre le emissioni a casa propria, nel proprio comune, nel proprio governo (modificando la propria vita, non comprando quelle degli altri); proporre impianti sostenibili nel proprio territorio (comparando impianti e fonti, non escludendo ogni impatto); ottenere un bel mix di gesti individuali, scelte collettive e private, politiche governative.
Pensare la politica del clima come incontro tra democrazia rappresentativa e democrazia partecipativa.
Pensare la politica energetica e trasportistica come modello “spalmato” sul territorio a partire dalla Torino-Lione: si al rafforzamento ferroviario, si all’aumento di potenzialità delle linee esistenti, si al protagonismo scientifico delle popolazioni locali.

Valerio Calzolaio

mercoledì 11 luglio 2007

Cambia il clima a sinistra

Il Comunicato congiunto dei responsabili ambiente ed ecologia di PRC, SD, PDCI, SDI e VERDI

"I responsabili ambiente di Rifondazione Comunista, di Sinistra Democratica, dei Verdi, dei Comunisti italiani, dei Socialisti democratici italiani si sono riuniti più volte nei giorni scorsi per valutare disponibilità e modalità di una azione comune nella società e nelle istituzioni sulle tematiche ambientali, energetiche, infrastrutturali, a partire dalla grande priorità delle politiche relative ai cambiamenti climatici. I movimenti che in tante parti del paese esprimono conflitti a difesa dell'ambiente, proponendo pratiche e soluzioni alternative, sono una risorsa importante di partecipazione democratica, interlocutori indispensabili per operare scelte condivise.
PRC, SD, PCDI, SDI apprezzano e condividono la proposta avanzata dai Verdi di un Patto per il Clima, utile anche per un lavoro unitario di approfondimento e di attuazione, auspicando l'adesione di tutte le forze della coalizione dell'Unione.

PRC, SD, Verdi, PCDI, SDI hanno valutato positivamente il percorso avviato nel DPEF, particolarmente in merito alla sostenibilità ecologica e alla contabilità ambientale delle scelte economico-finanziarie, merito anche della tempestiva efficace sollecitazione unitaria dei ministri per il rispetto del programma dell'Unione in materia previdenziale. Permangono invece criticità e riserve sul piano delle infrastrutture allegato al DPEF.

Si tratta ora di definire e approvare una coerente manovra finanziaria 2008, che faccia perno sulle misure di riduzione delle emissioni di gas serra. Serve una vera e propria riconversione ecologica dell'insieme delle politiche pubbliche, delineata nel programma dell'Unione e finora solo avviata, resa oggi indilazionabile dagli scenari descritti dagli scienziati che hanno studiato i cambiamenti climatici in atto sul pianeta. Occorre accelerare!
Le politiche di mitigazione vanno combinate con una svolta energetica basata su risparmio efficienza rinnovabili, con un piano per l'adattamento, con l'incremento delle risorse per la cooperazione internazionale allo sviluppo sostenibile, con la tutela della biodiversità e dei beni comuni, con un progetto organico contro desertificazione siccità e sete, con il superamento definitivo della logica e degli indirizzi della legge obiettivo del governo Berlusconi.
PRC, SD, Verdi, PCDI, SDI hanno deciso di avviare iniziative comuni per promuovere una più coraggiosa svolta in campo ambientale e hanno quindi ritenuto di convocare entro la fine di settembre un appuntamento sul tema "Una Finanziaria per il clima" per amministratori ed eletti, ricercatori e scienziati delle agenzie, volontari e militanti delle associazioni."

giovedì 5 luglio 2007

PRESENTAZIONE SD A GIULIANOVA


Mussi non aderira' al Partito democratico nonostante Veltroni

Neppure Veltroni è in grado di far cambiare rotta a Fabio Mussi.
Il leader di Sinistra Democratica smentisce l'auspicio di Fassino, secondo il quale la scelta del sindaco di Roma come leader del Pd avrebbe favorito un suo ripensamento.
"Non capisco come a Fassino possa venire in mente una prospettiva del genere: mai come ora sono stato convinto delle mie scelte" - ha dichiarato Mussi in un'intervista al quotidiano La Stampa, pur non nascondendo parole di soddisfazione per l'ex-collega di partito: "Naturalmente ho apprezzato la candidatura di Walter, visto che fino a quel momento il progetto del Pd era una nave che correva verso gli scogli.
Lui forse può evitare il naufragio, che certo io non mi auguro, ma questo non cambia la mia opinione su quell'avventura politica: il Partito democratico non è e non sara' il mio partito. Non aderiro' mai e non lo voterò".
E per evitare il naufragio del suo nuovo soggetto politico a sinistra, osserva: "E' evidente che si tratta di un processo difficile. Non sarebbe giusto limitarsi a sommare le quattro forze in campo, cioe' Rifondazione, Pdci, Verdi e noi della Sinistra democratica, tuttavia la 'Cosa' va e non penso a tempi biblici". Possibile appuntamento le amministrative dell'anno prossimo, "altrimenti il progetto fallirebbe".

RAI NEWS

Le scuse non dovute - Intervento di Fulvia Bandoli

Secondo Fassino dovremmo tornare nel Pd ora che c'è Veltroni... e dovremmo anche chiedere scusa, a lui in particolare, perché non avremmo capito che lui e Veltroni dicono da sempre le stesse cose.
La svista di Piero è doppia: io penso infatti che Veltroni sia il più autentico interprete del Pd e con lui alla guida è ancora più chiaro dove va il Pd.

Veltroni è un po' fuori dal mucchio e la sua immagine è un pò meno logorata rispetto a quella di altri leader. Ma sul socialismo e sulla ricerca che esso continua a compiere per modificare le profonde ingiustizie della redistribuzione liberista, Veltroni ha messo una pietra tombale.

E' equidistante tra lavoratori e Confindustria; sulla laicità è parso attento a promettere, ma anche lui ha chiamato in causa "l'esasperato laicismo", che con i diritti civili o il testamento biologico non ha nulla a che vedere.
Ovviamente non torneremo indietro sul Pd; si stanno anzi ancora più chiarendo le ragioni per starne fuori... pretendere addirittura delle scuse mi pare quasi fuori dal mondo della politica! Per le idee diverse non ci si scusa, le idee si rispettano, si condividono, si combattono: ma sempre nella libertà.

Fassino ha voluto e fatto con la Margherita un partito unico di centro-sinistra, e tra poco Veltroni ne sarà incoronato segretario... dunque, secondo Fassino non era più necessario in Italia un partito della sinistra e del socialismo europeo.

Noi lo abbiamo detto, e non c'è niente di cui scusarsi.La nostra idea invece è che in Italia debba esserci un forte soggetto politico unitario della sinistra... sarebbe tempo che ciascuno si mettesse al lavoro sul proprio progetto, senza offendere l'intelligenza di nessuno.

giovedì 28 giugno 2007

Veltroni non cancella il bisogno di sinistra

La discesa in campo di Veltroni come candidato alla segreteria del PD sollecita commenti e dichiarazioni. E la novità è rilevante.
Ma come distinguere gli effetti certi da quelli probabili, o sperati, o forse millantati?
Una premessa. Non aver scelto il il PD non significa auspicarne il tracollo.
Un PD al 15/16% regalerebbe il governo del paese al centrodestra. E dunque ben venga Veltroni, se potrà risollevarne le sorti.
Possiamo dirlo proprio perché la candidatura Veltroni non muta affatto il progetto politico del PD. E non ne risolve le contraddizioni fondamentali.
Chi ha lasciato i DS - come io e molti altri per la Sinistra Democratica - ha detto no al dissolvimento della sinistra in un soggetto politico moderato e volto al centro.
E chi potrebbe mai pensare che Veltroni sia tanto di sinistra da riorientare il PD? Ricordiamo con simpatia come Veltroni non fosse di sinistra nemmeno quando era segretario del maggiore partito della sinistra. Figuriamoci oggi.
In realtà, come segretario del PD, Veltroni torna a casa.
O forse la casa ritrova il legittimo proprietario, superando pretese abusivamente avanzate da altri.
Ma le domande rimangono tal quali.
C'è bisogno di una forte sinistra in Italia? Con o senza Veltroni, sì.
Ed è una risposta dettata da milioni di lavoratori in una condizione di precarietà che ne comprime i diritti, e ne distrugge la dignità.
Da milioni di famiglie vicino o sotto la soglia di povertà, per cui piccoli eventi di vita quotidiana come una cura medica o un cambio di casa sono un ostacolo drammatico ed insuperabile.
Da milioni di giovani che non possono metter su famiglia, o fare un mutuo per acquistare una casa. Da una istruzione pubblica che perde qualità, e non è più strumento di mobilità sociale, di eguaglianza, di competitività del sistema paese.
Dal Sud che vede accrescersi il divario con il paese forte, perché mancano le politiche pubbliche necessarie. Ovvero ancora dalle tante donne che una legge oscurantista e medievale sulla fecondazione assistita costringe al turismo sanitario.
Dal milione e passa di persone che chiedono la pari dignità dei PACS come in gran parte d'Europa. Dai tantissimi che vedono nel testamento biologico un elemento di civiltà giuridica. Ed altro ancora.
Questioni su cui l'ensemble DS-Margherita osserva oggi un fragoroso silenzio. E cosa può mai cambiare con Veltroni segretario del PD?
Né Veltroni in campo cancella la domanda di una politica nuova, più pulita, più trasparente, non dominata da logiche lobbistiche, clientelari, familistiche, di clan. Non basta certo la scelta di un leader, o una primaria vissuta come catarsi.
C'è bisogno di una discontinuità vera e testimoniata, a Roma e in periferia. Che differenza fa un segretario Tizio, Caio o Pincopallo, se gli amministratori continuano a ignorare le best practices come - con eccezioni - hanno fatto finora?
Forse che nascendo il PD si chiederà a tutti di dimettersi? Niente affatto. Nel patrimonio genetico del PD dominano gli attuali attori: sindaci, presidenti, assessori, con le corti al seguito. Dov'è la scommessa di una politica nuova?
Da questo punto di vista, Napoli e la Campania sono un esempio emblematico.
Il centrosinistra a lungo governante presenta luci, ma anche molte ombre oscure. Se vogliamo che ritrovi credibilità e competitività non possiamo ignorarle, e tanto meno lasciare al centrodestra la bandiera del rigore e del buon governo.
Forse che Veltroni segretario potrà - con tocco salvifico - riportare nella media nazionale l'aspettativa di vita dei cittadini campani, oggi più bassa? Cosa cambierà per la sanità, i rifiuti, l'evasione scolastica, il traffico, le periferie degradate, la sicurezza, l'illegalità diffusa, la disoccupazione giovanile, Bagnoli, il dissesto ambientale, e così via?
Sostituiremo amministratori incapaci e dirigenti compiacenti, magari collusi? Taglieremo consorzi, società miste, prebende, consulenze, incarichi, finanziamenti a pioggia, favori assortiti, mandando a casa amici e clienti? Smetteremo di gestire il potere al fine del consenso personale?
Chiediamo e chiederemo discontinuità.
Per offrire oggi all'opinione pubblica, e domani agli elettori, una sinistra portatrice di politica nuova, e di speranza nuova.

Massimo Villone - Senatore Sinistra Democratica

mercoledì 27 giugno 2007

Clima, una tragedia annunciata

Più delle relazioni scientifiche è ormai il vissuto quotidiano a dirci che il clima sta cambiando. Un vissuto di drammi e duri disagi, che assomiglia ad un vero e proprio bollettino di guerra: anziani uccisi dalla calura, incendi, naturali e dolosi, che si mangiano quel po' di verde che la cementificazione selvaggia ha risparmiato, i record dei consumi elettrici che giorno dopo giorno vengono infranti, provocando inevitabili e diffusi blackout, che oltre al disagio di lasciarci senza elettricità spengono anche i semafori, facendo, come a Palermo, impazzire il traffico. Imprevedibile sarà, nelle prossime settimane, l'aggettivo più usato da politici e manager delle grandi compagnie energetiche. Ed invece si tratta di tragedie e disagi ampiamente annunciati su cui qualcosa si poteva e doveva fare.
Non c'è dubbio, infatti, che da mesi i metereologi dicono che ci sarebbe stata un'estate torrida. Lascia dunque un po' sconcertati l'assenza di politiche con cui far fronte a questi disagi e colpisce che si annunci al paese che il governo a settembre farà una conferenza nella quale definirà le proposte di adattamento al clima che cambia. In poche parole se ne parla la prossima estate, per questa ci si dovrà arrangiare. E' almeno augurabile che il governo eviti di compiere le fesserie di quello precedente. Come non ricordare la lettera ufficiale che il ministro della Sanità Sirchia spedì a tutta la popolazione anziana, con la quale consigliava gli anziani di passare le giornate nei condizionatissimi supermercati, condannandoli così a morte certa. Così come si spera che il governo ci eviti la martellante campagna televisiva sui black out e il risparmio energetico, tipo quella di questo inverno, quando ogni sera, a causa della famosa chiusura delle forniture di gas da parte dell'odiato Putin, si chiedeva ai cittadini di risparmiare energia e diminuire di un grado la temperatura delle case, lasciando poi che Enel ed Eni lucrassero profitti enormi usando il gas risparmiato dai cittadini per produrre elettricità da vendere all'estero. Ed ancora non chiedeteci di limitare l'uso dei condizionatori d'aria dopo che la popolazione è stata spinta da una insistente campagna pubblicitaria a comprarli, sapendo che gran parte di essi sarebbero stati installati su case colabrodo dal punto di vista dell'efficienza energetica.
Molto più serio sarebbe dedicare un consiglio dei ministri a questa situazione. Si potrebbe ad esempio definire politiche di prevenzione degli incendi puntando su un'estensione dei controlli che facesse leva, oltre che sulle forestale e i vigili del fuoco, sul volontariato diffuso, di cui questo paese è ricco, che potrebbe offrire più controlli attraverso una rete di avvistatori di incendi, che sappiamo essere determinanti per la riduzione del danno. Ed ancora perché non puntare ad una vera e propria mobilitazione di associazioni e società civile per garantire agli anziani assistenza continua? Altro tema da discutere sarebbe quello dell'acqua, nel senso che va predisposto dopo tanto parlare di siccità un piano che privilegi fra i diversi usi quello umano, come la legge italiana prevede, chiedendo quindi per gli usi agricoli ed industriali, turismo compreso, politiche di risparmio e di razionamento. Infine non sarebbe il caso di chiedere a bar e locali pubblici condizionati di risparmiare energia tenendo chiusa la porta di ingresso?
Insomma di cose da fare e praticabili ce ne sono molte. Si tratta di deciderle. Farlo darebbe ai cittadini, quelli anziani in particolare che rimarranno nelle città perché i loro redditi, pur avendo evitato la cura Giavazzi, non consentono ne' condizionatori ne' vacanze, la sensazione di un governo che sa che esiste una parte della popolazione in difficoltà e che di essa si vuole interessare. Oltre ciò però è decisivo compiere una scelta definitiva sui cambiamenti climatici, definendo la strategia con la quale il governo italiano intende realizzare gli obiettivi europei, che prevedono una riduzione delle emissioni del 20% entro il 2020.
In poche parole il DPEF ci dirà quanto risparmio energetico questo paese intende realizzare e con quali strumenti, risorse e scelte fiscali? Ed ancora qual'è l'obiettivo che il documento di programmazione economica persegue per quanto riguarda le fonti rinnovabili o la ricerca? Forse se ci si incamminasse su questa strada da un lato si eviterebbe da un lato di rispondere ai disagi dei cittadini dicendo che si farà una conferenza a settembre per studiare i cambiamenti climatici e dall'altro si darebbe a questo paese e alle sue classi dirigenti il messaggio che la tutela del clima e dell'ambiente non sono vincoli che bloccano l'economia ma un'occasione di benessere lavoro e qualità della vita.

Massimo Serafini (tratto da aprileonline.info)

lunedì 25 giugno 2007

Non siamo ministri estremisti

Intervista a Fabio Mussi pubblicata da L'Unità il 24 giugno 2007
Non siamo ministri estremisti

«È impressionante che si definiscano estremisti quattro ministri che chiedono al proprio governo di rispettare il programma».

Fabio Mussi giudica «a dir poco sorprendenti» le reazioni alla lettera che insieme ai ministri Ferrero, Pecoraro Scanio e Bianchi ha inviato venerdì al presidente del Consiglio. «Qualche commentatore ci ha definito irriducibili, termine utilizzato per le Br», scuote la testa il ministro per l’Università e la Ricerca. «E questo perché chiediamo di conoscere il Dpef prima di votarlo? Perché richiamiamo l’attenzione su punti essenziali di una piattaforma costruita non nel covo dei soviet ma nella Fabbrica del programma di Prodi?».


La lettera inviata al premier ha suscitato diverse reazioni critiche. Se l’aspettava, ministro Mussi?

«E perché avrei dovuto? Abbiamo richiamato il governo alla coerenza con il suo programma. A cominciare dall’abolizione dello scalone e dal superamento della legge trenta. La lettera ha contenuti chiari. Parte dall’ennesimo intoppo che c’è stato nella trattativa sulle pensioni tra governo e parti sociali. Una trattativa che ha prodotto risultati, ma che ora sta andando avanti con cifre che ballano e con il metodo delle docce scozzesi. Servono cifre chiare e la determinazione del governo a raggiungere l’accordo».


C’è però chi vi ha definito “irriducibili”.

«Sì, termine usato per le Br. E il fatto che siano giornali diciamo democratici a farlo è sorprendente. Se abbiamo sentito l’esigenza di scrivere questa lettera è perché siamo preoccupati che in una situazione politica difficile come quella attuale la trattativa con le parti sociali possa andare in fumo. E questo sarebbe un guaio grandissimo per il governo, che è di fronte all’esigenza di un rilancio».

Nella lettera si parla anche di Dpef, e il portavoce del governo Sircana ha richiamato al “rispetto delle prerogative di ciascun ministro”.

«Bene. Ma a parte che la Costituzione prevede il principio di collegialità nel governo, cioè che siamo tutti responsabili di ogni provvedimento dell’esecutivo, è proprio per quello che dice Sircana che voglio sapere cosa prevede il Dpef su ricerca e università. Siccome ho una responsabilità, devo essere messo in grado di esercitarla. E quindi devo sapere qual è il documento fondamentale su cui il governo orienterà le sue politiche economiche. Siccome siamo a cinque giorni dal Consiglio dei ministri che si occuperà del Dpef, vorremmo vederlo prima per poterlo valutare, discuterlo e poi approvarlo. Non si può fare il bis dell’anno scorso, quando il testo ci venne dato a poche ore dall’inizio del Cdm».


Il ministro Turco vi obietta che simili discussioni si devono affrontare appunto nel Consiglio dei ministri, non con lettere pubbliche.

«Ma qualcuno crede che queste questioni non siano state sollevate nei precedenti Cdm? Crede che non abbiamo già discusso del livello di informazione con cui a volte passiamo alle decisioni? La questione è stata sollevata, più volte direttamente col presidente del Consiglio. Questa volta abbiamo compiuto un atto politico per vedere se la situazione migliora»


Così però si dà un colpo all’immagine del governo, si rischia di indebolirlo.

«Non capisco perché. Noi vogliamo rafforzarlo. Penso che non ci siano alternative a questo governo. Che sia il punto di equilibrio politico più avanzato. Ma bisogna farlo funzionare. Dobbiamo chiamare a raccolta le forze, coinvolgere, lavorare sulle idee. C’è un problema di rilancio, lo vedono tutti. Le amministrative sono state non un campanello ma un campanone d’allarme. Un certo malumore nei nostri confronti può essere connesso al fatto di governare, però forse ora ha superato la misura. C’era chi diceva “molti nemici molto onore”. Ma “tutti nemici” non si può, scontentare tutti non si può».


Epifani ha detto all’Unità che sente aria da 1919, che vede gli industriali come novelli agrari di allora, che guarda con preoccupazione alla sollecitazione degli istinti più bassi.

«È un allarme forte quello di Epifani. È una persona riflessiva e attenta a ciò che dice. Non ha sparato a caso. Il suo è un allarme che coglie un punto. E che condivido. L’ultima uscita di Montezemolo è inquietante. Non può essergli scappata. E se gli è scappata è freudiano. La sua è stata una doppia battuta. La prima, tremenda e intollerabile, è che i sindacati rappresentano i fannulloni. Un insulto ai lavoratori italiani, una cosa che il presidente di Confindustria non può né dire né pensare. L’altra battuta è che rappresenta più lui i lavoratori dei sindacati, quando è uno degli elementi della vita democratica la capacità dei grandi sindacati confederali di rappresentare il lavoro. Anche questa battuta ha un sapore politico. È l’idea di un blocco proprietario che attrae i consensi popolari. Oggi c’è una sommossa dei ricchi e il disincanto dei poveri. E Montezemolo suona la carica».


Come giudica la candidatura di Veltroni a segretario del Pd?

«Una buona notizia. Il Pd stava andando a infrangersi fragorosamente. Con Veltroni c’è la possibilità di un esito più solido. Dopodiché, non è che cambia il mio giudizio su carattere e natura dell’operazione Pd. Il dissenso resta».


E allora perché una buona notizia?

«Un Pd che galleggia al 20% e una sinistra frammentata sarebbe un disastro. Ho concluso il mio intervento al congresso dei Ds dicendo buona fortuna, speriamo che tutti e due i progetti, quello del Pd e quello dell’unificazione della sinistra, abbiano successo, perché in questo modo è ragionevole immaginare le coalizioni del futuro in un quadro bipolare e non trasformistico. Continuo a pensarla così, e penso che Veltroni sia un interlocutore migliore di altri».

domenica 24 giugno 2007

Lettera dei Ministri Mussi, Bianchi, Ferrero e Pecoraro Scanio a Romano Prodi

Riportiamo il testo integrale della lettera inviata a Romano Prodi, che ha provocato reazioni spropositate da parte di alcuni componenti del Governo ed amplificate da alcuni quotidiani nazionali.
Una lettura serena della nota evidenzia, invece, un richiamo forte al programma approvato dall'Unione e segna significativi passi in avanti sul terreno della ricerca dell'unità delle forze della sinistra italiana.


Caro Romano,

ti scriviamo questa lettera innanzitutto per segnalarti la nostra forte preoccupazione relativamente al modo in cui viene condotta la trattativa con le parti sociali.

Non condividiamo infatti la posizione con cui il governo - e segnatamente il ministro dell'economia - affronta questa trattativa. Da un lato le risorse messe a disposizione per affrontare i temi sul tappeto sono troppo limitate e dall'altro il balletto delle cifre determina un quadro francamente incomprensibile per il Paese tutto.
Noi riteniamo che la drammatica emergenza sociale che abbiamo ereditato dalle sciagurate politiche del governo Berlusconi, debba essere affrontata di petto, in coerenza con il programma che ci siamo dati e su cui abbiamo vinto le elezioni. Questo a partire da: lotta alla precarietà, attraverso il superamento della legge 30; impegno relativo ai cambiamenti climatici tramite l'efficienza energetica, le fonti rinnovabili e la mobilità sostenibile; definizione di un serio intervento per l'edilizia pubblica; rilancio della formazione e della ricerca scientifica; abolizione dell'iniquo scalone sulle pensioni.
La "questione sicurezza", così sentita nel Paese, deve essere affrontata prima di tutto con la ricostruzione di un sistema di sicurezza sociale e ambientale. A tal fine il contributo del governo nella redistribuzione delle risorse recuperate dalla lotta all'evasione fiscale deve essere netto ed inequivoco, non acconsentendo a quelle richieste di riduzione del debito a tappe forzate che provocherebbero solo danni al paese, sia sul piano sociale che economico, e anche su quello delle specifiche politiche della sicurezza delle persone.

Ti chiediamo quindi di imprimere al Confronto con le parti sociali la necessaria svolta capace di rispondere positivamente alle ragioni che ci hanno portato a vincere la sfida elettorale dell'anno scorso.
Inoltre, proprio per la rilevanza che la politica economica ha sui destini del paese, riteniamo che la discussione sul Documento di Programmazione Economica e Finanziaria non possa ridursi ad una sua frettolosa ratifica all'interno di una seduta del Consiglio dei Ministri. Se l'anno scorso abbiamo dovuto lavorare in una situazione di emergenza, quest'anno è indispensabile adottare un metodo di discussione e decisione effettivamente collegiale. Il DPEF deve poter essere discusso e valutato, sia in sede politica che con le parti sociali, in modo da farne un documento di effettiva programmazione economica, discusso e concordato in una procedura trasparente, nel rapporto con la maggioranza, le forze sociali, il paese.
Riteniamo pertanto che il testo del DPEF debba essere messo a conoscenza dei Ministri e delle parti sociali un congruo numero di giorni prima della data prevista per la sua approvazione in Consiglio dei Ministri.

Un caro saluto,

Alessandro Bianchi, Paolo Ferrero, Fabio Mussi, Alfonso Pecoraro Scanio

venerdì 22 giugno 2007

Il nucleare è veramente utile al clima?

Riportiamo un interessante articolo riguardante la discussione sul nucleare che sta riprendendo piede nel nostro Paese.


Ricordiamo di seguito i tre grandi problemi del Nucleare che rimangono tuttora irrisolti: Sicurezza degli impianti, proliferazione del combustibile nucleare e vulnerabilità della filiera a guerre e terrorismo

Smaltimento delle scorie
Il principio di funzionamento di una centrale nucleare si basa sulla reazione di fissione (la famosa reazione a catena) di un materiale fissile (generalmente Uranio-235) che, a differenza di quanto succede nella bomba atomica, avviene in modo controllato. Il calore sprigionato dalla fissione nucleare serve a generare vapore surriscaldato che serve a produrre energia elettrica come nelle centrali tradizionali. Il controllo della fissione nucleare avviene mediante opportune Barre di controllo: quando si vuole diminuire la potenza del reattore nucleare, o spegnerlo, si inseriscono di più o di meno le barre di controllo. In caso di guasto o di situazione anormale le barre di controllo vengono inserite automaticamente.
Sicurezza delle centrali nucleari: Escludiamo subito che una centrale nucleare possa esplodere come una bomba nucleare. Il problema è che le barre di controllo di un reattore nucleare controllano soltanto la reazione primaria della fissione dell'uranio, ma non le reazioni secondarie (dei prodotti di fissione). Pertanto, una volta avviato un reattore nucleare, il 7% del calore prodotto (imputabile alle reazioni secondarie) rimane sempre attivo e richiede il funzionamento delle pompe per il raffreddamento del nocciolo, pena la sua fusione immediata, la conseguente distruzione del contenimento, e la fuoriuscita di grandi quantità di materiale altamente radioattivo (nel caso di Cernobyl è avvenuto proprio questo). Per questo qualsiasi centrale nucleare, anche se ferma, deve essere raffreddata continuamente e per molti anni dopo la sua definitiva messa fuori servizio. Pertanto la tecnologia non è, e non può essere intrinsecamente sicura. Nel mondo convenzionale (non-nucleare), se un dispositivo o impianto si guasta e diventa pericoloso (un corto nel tostapane, l'automobile andata a fuoco), è prassi staccare qualsiasi alimentazione di energia ed allontanarsi dalla zona di pericolo per attendere che il fenomeno si esaurisca da solo. Nel nucleare questo non è possibile. Al contrario: "Staccare la spina" da una centrale nucleare vuol dire provocare un disastro di dimensioni planetarie (per cui non esiste più una distanza sicura). E per "salvare il salvabile" occorrono eroi disposti alla sofferenza ed al sacrificio della propria vita come gli elicotteristi a Cernobyl ed i tecnici di Tokaimura (Giappone 1999).Gli incidenti nucleari non sono paragonabili a disastri "convenzionali", che pur producendo tanti morti e conseguenze gravissime restano confinati in uno spazio e in un tempo limitati. Il rilascio nell'ambiente di sostanze radioattive al seguito di un incidente nucleare assume invece proporzioni planetarie, con effetti estremamente prolungati nel tempo (per molte generazioni umane), e che colpiscono indiscriminatamente un numero enorme di persone ed esseri viventi, anche molto distanti dal luogo del disastro. E' per questo che in tutto il mondo le assicurazioni si rifiutano di coprire rischi nucleari.

Problema delle scorie a lunga vita
Con il termine di scorie nucleari si intende indicare il combustibile esausto originatosi all' interno dei reattori nucleari nel corso dell'esercizio. Esse rappresentano un sottoinsieme di rifiuti radioattivi, a loro volta suddivisibili in base al livello di attività in tre categorie: basso, intermedio ed alto. Esempio di rifiuti a basso livello sono costituiti dagli indumenti usa e getta usati nelle centrali nucleari. Rifiuti a livello intermedio sono costituiti ad esempio dall'incamiciatura del combustibile. Tipico esempio delle scorie ad alto livello è costituito dal combustibile esausto..Le scorie radioattive decadono nel tempo, i prodotti di fissione restano pericolosi per circa 300 anni, gli attinidi minori per circa 10.000, il plutonio per circa 250.000. La scelta del nucleare scarica sulle generazioni future il costo della gestione per millenni di scorie radioattive, prodotte da una sola generazione (quella nostra).

Durata delle riserve di Uranio
Le riserve di Uranio fissile (Isotopo 235) sono sufficienti per coprire il fabbisogno attuale per altri 50-70anni circa. Secondo i sostenitori del nucleare le riserve di Uranio sono molto di più, ed è vero, ma si tratta di Uranio 238 non-fissile e pertanto non utilizzabile. Ai tempi dell'euforia nucleare si pensava di risolvere il problema con la filiera dei cosiddetti reattori veloci autofertilizzanti, progettati per trasformare, durante il normale esercizio, L'Uranio-238 (non-fissile) in materiale fissile (Plutonio), ma nessun prototipo finora realizzato è riuscito a produrre più materiale fissile di quello che consumava. La chiusura del reattore sperimentale francese Superphénix ha per il momento sigillato la fine della filiera nucleare autofertilizzante.Guerre e Terrorismo: Come proteggere gli impianti nucleari dalle menti perfide di persone che dedicano tutta la loro intelligenza a trovare modi per massimizzare il danno provocato dalle loro azioni suicide?
Troppo lunghi i tempi del nucleare Fra le tecnologie efficaci per ridurre le emissioni di CO2, il nucleare si presta ad una obiezione particolare: quella dei tempi. Infatti il quarto rapporto dell'IPCC sul clima non ci ha solo offerto una catastrofica previsione sul futuro del pianeta nel caso si continuasse a non fare nulla, ma ci ha anche dato dei tempi e delle scadenze. Se nei prossimi 10-15 anni non si realizzeranno consistenti abbattimenti delle concentrazioni di CO2 in atmosfera, in modo che l'aumento di temperatura venga contenuto entro i due gradi, il clima della terra diventerà ingovernabile. Quindi che senso ha indicare fra le tecnologie utili al clima il nucleare, visto che per realizzare una centrale ci vogliono almeno dieci anni?

Eugenio Mistral (pubblicato su Aprile online)

giovedì 21 giugno 2007

Nasce Sinistra Democratica ad Isola del Gran Sasso

Anche ad Isola del Gran Sasso nasce il Movimento Politico "Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo".

Dopo il lancio del tesseramento, che ha visto una significativa adesione in particolare tra i giovani, Sinistra Democratica si presenta ai cittadini isolani e dell'intero comprensorio montano con un'iniziativa pubblica, a cui parteciperà l'On. Fulvia Bandoli.

L'appuntamento è per Sabato 23 giugno, alle ore 17.30, presso la Sala Gatti, Centro Multimediale, Borgo Pagliara Vecchia ad Isola del Gran Sasso.

venerdì 15 giugno 2007

Prosegue il tesseramento a Sinistra Democratica in provincia di Teramo

Con l'avvio del tesseramento, in provincia di Teramo, si stanno registrando numerose adesioni in diversi centri della provincia.

Nello sforzo corale di organizzazione di Sinistra Democratica spiccano, per ora, i risultati molto significativi di Bellante, Pineto, Isola del Gran Sasso, Giulianova e Mosciano S. Angelo.
Anche nelle altre realtà il lavoro politico prosegue con l'obiettivo di consolidare la presenza organizzata di Sinistra Democratica nella maggioranza dei Comuni della nostra provincia.

lunedì 11 giugno 2007

Oggi ricorre il 23° anniversario della scomparsa di Enrico Berlinguer

«La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.» (Enrico Berlinguer)

Figlio dell'avvocato Mario Berlinguer e di Maria Loriga, nacque a Sassari il 25 maggio 1922, in una famiglia di piccola nobiltà rurale che gli permise di crescere in un ambiente culturalmente assai evoluto (il nonno, omonimo, era il fondatore del giornale "La Nuova Sardegna", e fu amico di Garibaldi e di Mazzini) e di vivere relazioni familiari e politiche che influenzarono notevolmente la sua ideologia e l'attività politica successiva.

Giovane anarchico, nel 1937 prese contatti con gli anti-fascisti sardi nella prospettiva, poi non verificatasi, di una ribellione su base regionale contro il fascismo.
Profondo ammiratore di Marx, Berlinguer abbandonò l'anarchismo e nel 1943 si iscrisse al PCI.
Partecipò alla Resistenza partigiana tra le "Brigate Garibaldi" e fu fra i protagonisti di un moto libertario esploso nella sua città natale: ci furono dei disordini di piazza e fu arrestato, ma fu prosciolto dopo 3 mesi di detenzione.
Subito dopo la sua scarcerazione, il padre lo portò a Salerno e nella città campana il padre gli presentò Palmiro Togliatti, che era stato suo compagno di scuola e che era all'epoca la personalità più importante del PCI.
Enrico fece una buona impressione a Togliatti, che nell'immediato lo rinviò in Sardegna per perfezionare la sua preparazione politica; dopo il suo trasferimento a Milano lo fece entrare, giovanissimo, nel comitato centrale del Partito Comunista Italiano.
Togliatti lo volle poi con sé a Roma: nel 1949 fu nominato segretario della federazione dei giovani comunisti (FGCI), carica che avrebbe mantenuto sino al 1956 e l'anno successivo Berlinguer divenne segretario della Federazione mondiale della Gioventù Democratica.
Fu eletto per la prima volta deputato nel 1968.
Nominato, nel corso del XII congresso, vice-segretario nazionale (durante la segreteria di Luigi Longo), guidò nel 1969 una delegazione del partito ai lavori della conferenza internazionale dei partiti comunisti che si tenne a Mosca; in tale occasione, trovandosi in disaccordo con la "linea" sovietica a sorpresa rifiutò di sottoscrivere la relazione finale.
La presa di posizione, inattesa quanto "scandalosa", fu memorabile: tenne il discorso decisamente più critico in assoluto fra quelli che mai leader comunisti abbiano tenuto a Mosca, rifiutando tassativamente la "scomunica" dei comunisti cinesi e rinfacciando a Leonid Breznev che l'invasione sovietica della Cecoslovacchia (che definì la "tragedia di Praga") aveva solo evidenziato le radicali divergenze affioranti nel movimento comunista su temi fondamentali come la sovranità nazionale, la democrazia socialista e la libertà di cultura.
Nel 1970 Berlinguer proclamò un'altrettanto inattesa apertura verso il mondo dell'industria, rappresentativo peraltro sia di istanze politiche conservatrici che del "club dei capitalisti": dichiarando che il PCI guardava con favore ad un nuovo modello di sviluppo, inseriva il partito in un dibattito politico-economico fino ad allora considerato tabù per i comunisti.
Gli anni della segreteria di Berlinguer furono caratterizzati per le sue decise prese di posizione e per una lucida analisi della società italiana, europea e mondiale.
Oltre a scelte politiche di lungo respiro (il compromesso storico, l'eurocomunismo, l'esaurimento della spinta propulsiva della Rivoluzione d'Ottobre) Berlinguer affrontò temi di grande rilevanza sociale e politica: l'austerità nei consumi; il rapporto tra giovani, donne e politica; la questione morale; l'innovazione tecnologica; il nuovo internazionalismo; il dialogo con il mondo cattolico.
Nei suoi anni da Segretario del PCI si raccolsero nel partito, forse con la maggior concentrazione, alcune delle più nitide intelligenze politiche e del mondo della cultura, tra esse la minuta figura di Berlinguer, schivo ed in apparenza timido, dal muovere serio e misurato, sarebbe svettata per silente acclamazione accompagnata dal consenso di tutto il partito.
E nelle ardite scelte berlingueriane, interne ed estere, rischiose quanto accortamente studiate, si incanalarono gli andamenti del partito di opposizione più importante dell'Italia repubblicana e del partito comunista più importante del mondo occidentale, in un decennio che si sarebbe rivelato fra i più importanti della storia recente.

In vista delle elezioni europee del 1984 Berlinguer si recò a Padova il 7 giugno, dove effettuò un appassionato comizio. Poco dopo aver pronunciato la frase: "Compagni, proseguite il vostro lavoro casa per casa, strada per strada" venne colpito da un ictus e crollò, pallido e stremato, sul palco di Piazza della Frutta.
Le persone che lo stavano ascoltando lo trasportarono prima in albergo e poi in ospedale, ma i soccorsi furono vani, cessò di vivere alle 12:45 del 11 giugno 1984.

L'emozione suscitata dalla sua scomparsa contribuì al successo elettorale del PCI che divenne il primo partito italiano con il 33,3% dei voti contro il 33% ottenuto dalla Democrazia Cristiana.

Milioni di persone parteciparono al suo funerale che, in numero di partecipanti, è stato uno dei più imponenti in tutta la storia d'Italia.
Dopo Gramsci e Togliatti, secondo molti storici, nessuno avrebbe più incarnato la storia del partito come ne fu capace Berlinguer; e per qualcuno degli studiosi è un "dopo" solo temporale.
Berlinguer è stato sicuramente il Segretario del PCI più amato dai militanti di quel Partito e da quelli che ne hanno raccolto l'eredità politica e morale.